Melone Feddi Feddi
Melone ‘fedd fedd’; ‘Gaghiubbo’; ‘Li muluni a feddi’; Melone della vecchia

- Descrizione sintetica del prodotto
- Processo produttivo
- Storie e tradizione
- Tipologia di commercializzazione
- Iniziative di promozione
Il melone ‘Feddi feddi’ (Cucumis melo L. var. cantalupensis) è una varietà originaria del comune di Brindisi e dei territori limitrofi, in passato conosciuto anche con il nome di “melone della vecchia”, in riferimento alla polpa compatta e morbida, che poteva essere maggiormente apprezzata dagli anziani con difficoltà di masticazione.
La forma rotondeggiante è caratterizzata da una decina di costole che suddividono il melone in spicchi. La buccia, di colore giallo, può essere liscia o retata. All’interno, la polpa è inizialmente verde, ma con la maturazione diviene gialla, molto fragrante e profumata. Dopo la raccolta, il melone ‘Feddi feddi’ deve essere consumato nel giro di pochi giorni perché tende a deperire velocemente. Un’eccezione è rappresentata dal cosiddetto “spurio”, dal latino spurius («illegittimo, bastardo»), ovvero un frutto con caratteristiche somatiche differenti da quelle di partenza, originato dal lavoro di impollinazione ad opera di insetti pronubi. Esso si presenta con una corteccia più dura, che assicura una maggiore resistenza sia durante i trasporti che nel tempo. Talvolta, per preservare tali caratteristiche di pregio, gli agricoltori selezionano i semi proprio a partire dai migliori meloni “spuri”.
È una varietà a rischio di estinzione, oggi ancora coltivata da pochi agricoltori, ma che negli ultimi anni ha goduto di rinnovate attenzioni da parte dei consumatori. Le diverse denominazioni dialettali ad esso attribuite fanno pensare che l’areale di coltivazione comprenda sia il comune di Brindisi che i comuni limitrofi. A Mesagne (BR), ad esempio, è ancora oggi conosciuto con il nome ‘Gaghiubbo’ ed è associato ad alcuni soprannomi o modi di dire: quando una cosa ha una forma strana, si dice che è stata fatta “a gaghiubbo”.
Il melone ‘Feddi feddi’ è tradizionalmente coltivato nell’area del brindisino adottando sistemi di aridocoltura.
La semina avviene direttamente in campo in postarelle a fine aprile a cui seguono operazioni colturali quali il diradamento delle piantine in eccesso, le sarchiature, le irrigazioni di soccorso e le cimature. Ogni pianta produce 1 o 2 meloni di pezzatura media di 3-4 kg. La raccolta inizia nella seconda metà di luglio. Il prodotto ha una conservabilità limitata, di massimo dieci giorni dalla raccolta, e può essere consumato fresco o trasformato in marmellata.
Le informazioni ivi riportate inerenti alla varietà tradizionale ‘Feddi feddi’ sono parte delle attività sviluppate dal Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti (Di.S.S.P.A.) dell’Università di Bari Aldo Moro nell’ambito del progetto “Biodiversità delle specie orticole pugliesi da frutto – BiodiverSO Karpos”. Il progetto prosegue quanto già realizzato nel precedente progetto “Biodiversità delle Specie Orticole della Puglia – BiodiverSO”, per contribuire a ridurre significativamente il tasso di erosione della biodiversità delle specie orticole da frutto della Puglia attraverso azioni di recupero, caratterizzazione, conservazione, registrazione e valorizzazione delle risorse genetiche autoctone.
Il melone ‘Feddi feddi’ (Cucumis melo L. var. cantalupensis) è una varietà locale tradizionalmente legata al territorio del comune di Brindisi e comuni limitrofi. Conosciuto anche come “melone della vecchia” a causa della tenerezza della sua polpa (facile da mangiare anche per le persone anziane, senza denti, ndr), al melone ‘Feddi feddi’ sono associati altri soprannomi e nomi locali; a Mesagne (BR), ad esempio, è conosciuto come ‘Gaghiubbo’ e associato al modo dire “fatto a gaghiubbo”, espressione comunemente usata per indicare una cosa avente una forma strana (Fonte: BiodiverSO, 2017).
La provincia di Brindisi è storicamente terra di coltivazione dei meloni. In particolare, nel capoluogo provinciale, in concomitanza del 15 di agosto, si teneva per tradizione la “mellonata a mmari”, grande sagra dell’estate brindisina che rendeva omaggio ai melloni (meloni e angurie), prodotti che per decenni hanno reso famosa la città e fiorente la sua economia agricola. Ancor oggi, seppur in dimensioni ridotte rispetto al passato, la tradizione della mellonata è ricordata e celebrata a Brindisi. In tale occasione, nel 2019, il compianto “nonno Antonio” Pugliese mostrava alcune delle varietà tradizionali di melone da lui coltivate. Tra queste, spicca il “mmiloni a feddi”, ovvero il tradizionale ‘Feddi feddi’ brindisino.
Il ‘Feddi feddi’ é presente con lo pseudonimo di ‘Gaghiubbo’ a pagina 154 del Nuovo Almanacco BiodiverSO, nella sezione “Varietà locali”, dedicata alle varietà orticole per le quali è possibile dimostrare un saldo e tradizionale legame col territorio da almeno una generazione (Fonte: Accogli R., Conversa G., Ricciardi L., Sonnante G., Santamaria P., 2018. Nuovo Almanacco BiodiverSO. Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Bari. ISBN: 978-88-6629-026-1).
Le informazioni riportate derivano dalle attività sviluppate nell’ambito dei progetti BiodiverSO e BiodiverSO Karpos. Maggiori informazioni sulle fasi di recupero, tutela e valorizzazione del ‘Feddi feddi’ sono disponibili ai seguenti link:
•I meloni di inverno (Santamaria, 2016): https://biodiversitapuglia.it/i-meloni-di-inverno/;
•Il Melone d’inverno nell’elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) (Renna, 2017): https://biodiversitapuglia.it/melone-dinverno-nellelenco-nazionale-dei-prodotti-agroalimentari-tradizionali-pat/;
•Il melone ‘Feddi feddi’ conquista l’Arca del Gusto di Slow Food (Epicoco, 2024): https://karpos.biodiversitapuglia.it/news/?idn=318/Il_melone_%E2%80%98Feddi_feddi%E2%80%99_conquista_l%E2%80%99Arca_del_Gusto_di_Slow_Food/;
•Masseria Gabellotto e lo scrigno dei semi della famiglia Pugliese (Epicoco, 2024): https://karpos.biodiversitapuglia.it/news/?idn=339/Masseria_Gabellotto_e_lo_scrigno_dei_semi_della_famiglia_Pugliese/.
Di particolare rilievo sono le informazioni rinvenute nell’ambito del progetto BiodiverSO in merito ai meloni brindisini. Negli atti del Convegno “La coltura del melone in Italia” (1979, Verona, 73-80) sono elencate diverse popolazioni locali che all’epoca erano coltivate in Puglia: Rognoso verde scuro, Brindisino grosso o barlettano, Fedde fedde, Rognoso bianco, Morettino, Morettino a fasce o costoluto, Brindisino allungato o spagnolo, Brindisino a fasce o costoluto, Rognoso bianco grosso, Sementina pregiata, Brindisino sub-sferico, Rognoso verde scuro grosso, Rognoso bianco piccolo, Brindisino di Castellaneta, Locale di Laterza, Macchiettato, Melone di Gallipoli, Invernale di Morciano di Leuca, Rognoso giallo, Puppeti, Locale di Castellaneta, Melone Gicondi, Gelato d’inverno, Melone tondo, Locale di Carovigno, Fior di fava.
La tradizionalità del ’Feddi feddi’ – al pari di numerose varietà locali di meloni brindisini – sono inoltre state raccontate nel video “Da tre generazioni, i meloni antichi che finiscono in cucina”, realizzato dal Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti (Di.S.S.P.A.) nell’ambito del progetto BiodiverSO Karpos. Nel video, Vincenzo Pugliese, figlio del succitato Antonio Pugliese, ripercorre le memorie storiche della sua famiglia, ricordando i tempi in cui, da bambino, coltivava con i suoi genitori queste varietà antiche nell’orto di famiglia. Come riportato da BiodiverSO Karpos in un articolo del 2024 a firma di Antonella Epicoco, la famiglia pugliese custodisce una vera e propria “banca dei semi”, che Vincenzo raccoglieva e conservava con la compianta madre. Tra questi semi, è presente anche il melone ‘Feddi feddi’. Inoltre, la famiglia non si limita alla conservazione di questa varietà tradizionale; da alcuni anni collabora con la Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus per la promozione e la riscoperta di questa varietà sul territorio e prepara ricette tradizionali a base di melone immaturo nel “C’era una volta shop sito nel centro di Brindisi”, come attestato anche nel video realizzato dai ricercatori del Di.S.S.P.A.
Nel 2014, Accogli, Nicolì e De Bellis, nell’articolo “Tradizioni e saperi attorno ad alcune varietà locali di Cucumis melo L. in Salento (Puglia)” (Accogli R., Nicolì F., De Bellis B., 2014. Thalassia Salentina, 36 (2014), 43-52) riportano i nomi di alcune varietà locali di melone recuperate sul territorio pugliese. In tabella 1, riportano con il codice 12, il nome feddi feddi per identificare una delle varietà recuperate in provincia di Brindisi. Per tale varietà, l’agricoltore custode dal quale è stato recuperato il seme ha dichiarato di riprodursi il seme in autonomia e, quindi, di coltivare il ‘Feddi feddi’ da almeno 45 anni.
Il melone ‘Feddi feddi’ è stato recuperato, conservato, coltivato, caratterizzato ed è oggi valorizzato nell’ambito delle attività previste dal progetto “Biodiversità delle Specie Orticole pugliesi da frutto - BiodiverSO Karpos” (PSR Puglia 2014-2020. Misura 10 – Pagamenti agro-climatico-ambientali. Sottomisura 10.2 – Sostegno per la conservazione, l’uso e lo sviluppo sostenibile delle risorse genetiche in agricoltura. Operazione 10.2.1 – Progetti per la conservazione e valorizzazione delle risorse genetiche in agricoltura).
- https://karpos.biodiversitapuglia.it/news/?idn=102/Curiosit%C3%A0_sulle_variet%C3%A0_locali_di_melone_recuperate_da_Bio_Solequo/;
- https://karpos.biodiversitapuglia.it/news/?idn=318/Il_melone_%E2%80%98Feddi_feddi%E2%80%99_conquista_l%E2%80%99Arca_del_Gusto_di_Slow_Food/;
- https://karpos.biodiversitapuglia.it/news/?idn=339/Masseria_Gabellotto_e_lo_scrigno_dei_semi_della_famiglia_Pugliese/.
Il melone ‘Feddi feddi’ è prodotto dell’Arca del Gusto della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus. L’ingresso del melone all’interno dell’Arca è stato festeggiato con un evento di promozione tenutosi presso Masseria Gabellotto nel settembre del 2024.
- https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/melone-feddi-feddi/#:~:text=Il%20melone%20Feddi%20feddi%20(Cucumis,suddividono%20il%20melone%20in%20spicchi.
- https://www.instagram.com/aziendagricola_pugliese/p/DAELu1INY7H/?api=%E9%A9%AC%E6%9D%A5%E8%A5%BF%E4%BA%9A%E6%9C%B1%E7%9B%96%E6%89%BE%E5%B0%8F%E5%A7%90WhatsApp%EF%BC%9A601168119942%E5%B0%8F%E5%A6%B9%E4%B8%8A%E9%97%A8.qxut&hl=zh-cn&img_index=13.
La provincia di Brindisi è storicamente terra di coltivazione dei meloni. In particolare, nel capoluogo provinciale, in concomitanza del 15 di agosto, si teneva per tradizione la “mellonata a mmari”, grande sagra dell’estate brindisina che rendeva omaggio ai melloni (meloni e angurie), prodotti che per decenni hanno reso famosa la città e fiorente la sua economia agricola.
- https://karpos.biodiversitapuglia.it/news/?idn=215/La_mellonata_del_Ferragosto_brindisino:_quando_in_spiaggia_trionfavano_le_variet%C3%A0_locali_di_mellone/;
- https://www.senzacolonnenews.it/cultura/item/9961-la-mellonata-di-ferragosto-a-sant-apollinare-quando-in-spiaggia-si-arrivava-sulle-barchette-a-remi.html;
- https://www.senzacolonnenews.it/citta/item/ferragosto-a-santapollinare-una-tradizione-brindisina.html.
Ancor oggi, seppur in dimensioni ridotte rispetto al passato, la tradizione della mellonata è ricordata e celebrata a Brindisi. In tale occasione, nel 2019, il compianto “nonno Antonio” Pugliese mostrava alcune delle varietà tradizionali di melone da lui coltivate. Tra queste, spicca il “mmiloni a feddi”, ovvero il tradizionale ‘Feddi feddi’ brindisino.

