Pitteddhre

Muffettate, Pitteddhe, Pittedde.

Dolci simili a crostatine, dalla forma di piccolo vassoio dai bordi rialzati, guarnite con confettura di uva, preparata con varietà locali di uva da vino, addolcita con mela cotogna che localmente prende il nome di mostarda.

Alla farina tipo 00 (oppure farina di grano duro setacciata) si aggiunge un 20% di olio d’oliva, buccia di limone (finemente grattugiata) e poco sale. Si impasta a lungo il tutto, sino ad ottenere una pasta elastica, aggiungendo se necessario un po’ di acqua. Si stende tutto con il matterello e, aiutandosi con una tazzina da caffè o con una fustella, si ricavano dei dischi di pasta. Al centro di ognuno di questi si pone una cucchiaiata di “mostarda”. Si stende il tutto e, lavorando con i polpastrelli del pollice e dell’indice di entrambe le mani, si arricciano i bordi in modo da formare una sorta di piccole guantiere. 

Le ‘pitteddhre’ si cuociono in forno e, quando la pasta si presenta croccante, si estraggono. Nella tradizione familiare, una volta fredde, venivano conservate in scatole di latta o nelle classiche capaseddhre.     


La loro origine è contadina, come la maggior parte delle ricette pugliesi. Venivano chiamate anche “cuscini di Gesù Bambino” per la loro tradizionale forma a stella. L’usanza era quella di utilizzare i ritagli di pasta che avanzavano dalla preparazione di focacce piegandoli in maniera da formare dei piccoli cestini. Un tempo questi biscotti venivano cotti nel forno di pietra e poi conservati in recipienti di terracotta nei quali potevano restare anche per lunghi periodi.
Al dettaglio tradizionale, in negozi specializzati e vendita diretta in azienda.

Aspetti nutrizionali

Valore energetico: 399 kcal
Valori in grammi (g) per 100 g di parte edibile